Nell’ultimo post ho scritto a riguardo dei negoziati tra UK e UE sulla Brexit, ovvero gli accordi che devono essere stipulati per completare il processo innescato dall’attivazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, che permette ad ogni singolo membro dell’Unione Europea di recedere dal sodalizio.
Oggi vorrei dirigere la nostra attenzione sulle conseguenze della Brexit sul programma Erasmus+ che da oltre 30 anni permette a milioni di studenti di andare a studiare o svolgere un tirocinio in un paese europeo (N. B. partecipano al progetto Erasmus anche paesi non appartenenti all’UE: Lichtenstein, Norvegia, Islanda e Turchia).
Flaminio Galli, direttore generale dell’agenzia Indire, che si occupa del progetto Erasmus in Italia, rassicura gli studenti in partenza in un’intervista al mensile Vita: fino alla data finale di Brexit (29 marzo 2019) la Gran Bretagna parteciperà al programma di scambi studenteschi e poi?
Le ipotesi sono due:

IL REGNO UNITO CONTINUERÀ AD ADERIRE AD ERASMUS+

Londra potrebbe decidere di continuare a partecipare al programma Erasmus, come altri paesi non appartenenti all’Unione Europea, che però hanno aderito all’accordo di Schengen per l’abolizione delle frontiere e la libera circolazione delle persone (si noti che il Regno Unito e l’Irlanda non ne fanno parte grazie ad una clausola di opt-out).
Difficile pensare che la Gran Bretagna voglia questo, se lo scopo principale del voto sulla Brexit è quello di porre un freno all’immigrazione.

 

IL REGNO UNITO CREERÀ UN PROGRAMMA DI SCAMBI AUTONOMO

Esiste già un precedente secessionista nel programma Erasmus ed è la Svizzera, la quale ha scelto di crearsi un programma di scambi studenteschi autonomo, il Swiss European Mobility Programm (fonte: telegraph.co.uk), basato su accordi bilaterali con le singole università europee e totalmente finanziato dal governo svizzero. Gli studenti svizzeri attualmente ricevono 1200 CHF (che equivalgono a circa 1050 €) a semestre contro i 2000 € circa al mese che possono arrivare a percepire gli studenti inglesi ad oggi.
Anche Londra dovrà fare a meno dei finanziamenti europei alle proprie università che attualmente ammontano al 15% del budget.
L’Inghilterra è una meta molto ambita dagli studenti in Erasmus, probabilmente non taglierà del tutto i ponti con i programmi di scambio, ma creerà un proprio programma autonomo sulla scorta di quello svizzero.

Una riflessione finale sull’importanza degli investimenti in istruzione per il traino del PIL: ogni paese lungimirante in politica economica sa che deve spendere molto in Ricerca e Sviluppo se vuole essere competitivo a lungo termine. Chiudere le frontiere e dire “ciao ciao” a decenni di collaborazione va contro quanto è stato fatto fino adesso, se il Regno Unito vuole gestire bene la propria autonomia dall’Unione Europea, deve iniziare a pensare a come collaborare con i singoli paesi per importare cervelli ed esportare conoscenza e risultati scientifici. Stiamo a vedere come verrà gestita la questione, ma la testa del paese deve prevalere sulla pancia del popolo.